10 marzo, Giornata della Donna

In occasione dell’ 8 marzo, RI-ripropongo questo vecchio post (risale al 2011) non mio, che trovo ancora valido; mentre io non ho niente da dire.

‘Stavolta senza chiedere il permesso.    Speriamo bene…  :\ …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

 Utente: egle1967 Ecco un  commento lasciato ieri dall’amica Egle. 

Mi è piaciuto per originalità al punto di volerlo evidenziare,
per tutti voi:

Ieri mi sono piovuti auguri da donne e uomini; io educatamente ringraziavo, ma non sapevo bene per cosa (e forse neanche loro).
Ho pensato a che significato potesse avere -oltre a quello della commemorazione del fatto storico che hai raccontato a tuo figlio- il significato che poteva avere, dicevo,  per me.
In quanto persona/donna mi sono sentita io in animo di ringraziare coloro che apprezzano non solo me come persona, ma, in particolar modo, ME in quanto donna.
Quindi ho comprato dei fiori, per mio figlio e per il mio compagno.
A mio figlio li consegnerò stasera (ieri non era con me) e lo ringrazierò per la possibilita’ che mi dà di esprimere sentimenti come la protezione, la responsabilita’, l’amore senza giudizio, senza competizione.
Per il mio compagno ho voluto essere coerente con i miei sentimenti ed allora, prima gli ho tirato tre pugnetti dicendogli che erano per tutte le volte che mi aveva fatto sentire “una merda” e poi gli ho dato i fiori, ringraziandolo per le volte in cui mi aveva fatto sentire una vera donna, in cui mi aveva viziato, amato, e desiderato in quanto donna.
Ce ne sono, per entrambi, di motivi per cui ringraziarli – altri, intendo- ma quelli riguardano la “persona Egle” e non , nello specifico, la “donna Egle”. 

  Egle

 

Ah ah! :( Che ridere !!

Uff!  Queste scosse mi hanno scossa…
 
A titolo scaramantico, eccovi una storiella di Dario Iacobelli .
Piacerebbe all’amico  Astrogigi. 
 
LA SECONDA FRA DIECI GIORNI
 
Per milioni di anni i Grandi Rettili furono padroni incontrastati.
 
- Non credevo che me ne sarei accorto se non avessi fatto le analisi per altri motivi. -
- Lei è fortunato, gliel’ho detto. Vedesse che devono sopportare quelli che sen’avvedono solo quando cominciano i disturbi. Lei è al primissimo stadio… anzi, direi che siamo in fase d’incubazione.
Faccia così: mi fa la prima punturina stanotte, poi fra dieci giorni ne fa un’altra per sicurezza, e vedrà che fra un mese… Mi stia bene, arrivederci. -
 
La sera fece la prima iniezione.
 
    Il cataclisma sconvolse l’intero mondo, l’asse terrestre si spostò solo di un centinaio di metri, ma l’effetto per il pianeta fu devastante. Per secoli la Vita sembrò scomparsa.
    Tutti gli esseri di una certa massa sparirono dalla faccia della Terra. Ma spore e piccoli unicellulari resistettero. Quando la Vita tornò ad organizzarsi, i suoi schemi furono più virulenti e veloci. E padrone incontrastato fu l’uomo, la forma perfetta: pollici e opinioni opponibili!
    Dal fango s’innalzò sulle prime palafitte e col ferro dettò legge sulla natura. Decise di rendersi visibile al cielo e nel grembo caldo del Nilo innalzò la Piramide, realizzazione di intuizione e sogno. Il Re che moriva, nel farla edificare, con la morteedificava l’immortalità.
    Ora aveva bisogno di un’organizzazione migliore, per cui scolpì le tavole della legge e le perfezionò al vento dolce  del ponentino fra le colonne del Foro nella grandezza dell’Impero. Ma la legge doveva raggiungere tutto il mondo esistente. Qualche secolo di oscura ricarica ed eccolo con rinvigorita energia spingersi verso le terre lontane, mentre allo stesso modo il piombo dei Guttemberg Tracciava nuove rotte di comunicazione. C’erano voluti uomini forti e spietati per raggiungere tutto questo, ma ora si decise che non ci arebbe stato più abuso dell’uomo sull’uomo, e nacque la democrazia, prima forma di autogoverno.
    Il sogno dell’ubiquità già rideva realizzato in ogni televisore, quando calpestò la bianc Luna una notte d’estate e gli occhi del Mondo furono come occhi d’un solo uomo.
Ma ancora non bastava ed allora scoprì le grandi arterie magnetiche, vere e proprie autostrade fra pianeti e galassie. Il grande balzo stava per compiersi.
 
Dopo dieci giorni fece la seconda.
 
    Un nuovo cataclisma spazzò via il pianeta Terra, e del fastidioso virus del sig. Cosmo non rimase né memoria né traccia.
 
 

Hannah

Da Fossoli,  Hannah è stata deportata al lager di  Auschwitz.

Non sa che è chiamato ‘campo di sterminio’, crede ancora di trovarsi in una prigione; crede che prima o poi uscirà, che rivedrà la sorella e la mamma, che forse tornerà a Venezia. Cerca di tenere salde le immagini rassicuranti dentro il suo cervello, dietro lo specchio dei suoi occhi che invece le rimandano visioni terrorizzanti. Desidera con tutta se stessa che il tempo scorra in fretta, affinché  quel che sembra un incubo, da cui si fa fatica a riemergere, finisca.
Presto capisce la verità: da lì non uscirà viva.  Si dà della stupida ed ora vorrebbe  fermarlo,  il tempo, che non si vada di corsa verso non sa quale orrore.
Quando era a Venezia, seduta in qualche Campo o lungo un Rio con le gambe a penzoloni, ripensava alle banalità enunciate dai grandi:  Se ci si diverte il tempo passa in fretta, sentenziavano, se ci si annoia non passa mai.  “Niente di più falso” ribatteva lei “il tempo si dilata se lo riempio; sono le giornate vuote a trascorrere a tradimento. Ieri, per esempio:  ne ho fatte di cotte e di crude, e mi pare impossibile che sia trascorso un giorno soltanto.”
Ecco, sì, pensa ora, posso fare così: allungare il tempo usandolo.  Non vorrebbe nemmeno dormire, nonostante lo sfinimento, ma cosa può fare più di quel che già la costringono a fare? Può occuparsi degli altri, ce n’è che stanno peggio di lei, quella donna con quella bambina piccola, appena arrivata, può aiutare a pulirla e cambiarla privandosi di qualche straccio. Sarà la sua nonna, o la bisnonna? Chissà…  Presto la piccola morirà, ma finché vive, che possa stare il meglio possibile, lei non sa di dover morire.
Ma la donna lo sa, e lei sa che lo sa, e  sa che lei sa che lo sa.  Con questa consapevolezza non riesce a guardarla negli occhi.
Prima di quanto si aspettasse, rientrando nella baracca, non le trova più. Non può fare niente per le compagne e quindi per lei stessa. Il tempo è scandito  a passo di morte, ma Hannah tenta ancora di fermarlo. Elabora  tutto in un minuto,  lunghissimo, che prova a rendere eterno:  se questo minuto lo scompongo in secondi, si dice, ed i secondi in momenti, ed ogni momento lo spezzetto in tanti istanti, e così via…  Ma se penso non funziona, spreco gli attimi, devo ancorarmi a qualcosa…. La neve ! ,  ce n’è tanta, e non un cristallo uguale all’altro, ecco, li vedo, li distinguo, salto su questo, è simmetrico, è come il mio nome palindromo, HAN-NAH;  mi perdo nella sua geometria, nel gioco di specchi, non mi basterà la vita per esplorarlo tutto…
La sua mente getta l’ancora in quel mare bianco, freddo e senza dolore.  E si sente in salvo.
Si salverà dai reumatismi, dai dolori del parto, da un  incidente sugli sci,  dalla vecchiaia; si salverà dall’impotenza di fronte alla sofferenza altrui; dalla paura di perdere una felicità intravista; si salverà dall’amore e dalla tragicità che segna la condizione di chi ama tra i mortali.  Il suo corpo si salverà dalla vita e la sua mente, senza saperlo, sarà sconfitta.
Il giorno dopo il camino scioglierà quel cristallo di neve, quella zattera, ma la sua anima sarà già salpata.

 

Fine

Postato altrove, scritto anni fa per un’amica persa di vista, la quale porta il nome di una ragazzina deportata con la sorellina e la mamma da Venezia e assassinata nel 1944 ad Auschwitz: Anna Scaramella.
Non è una storia vera, forse possibile. A differenza di Anna Frank che scelse la vita per la vita in sè, comunque fosse, questa bambina si distacca da essa.

 

UN RICORDO DI SAPORE FELLINIANO

Primo giorno di mare: Sono spalmata sulla sabbia, sotto un riparo di fortuna, assopita.

Emerge a tratti la consapevolezza di avere un figliolo lì in giro; in quei momenti, schiudo appena gli occhi e l’intelletto per scrutare il mare piatto.
In questo stato di dormiveglia ho una visione:
Una signora molto vecchia cammina sulle acque a decine di metri dalla riva; con una mano tien saldo il cappello sul capo, con l’altra si appoggia ad un bastone. Da qualche parte, non so se dentro o fuori da me, attacca una musica di Nino Rota.
Lo struggimento mi sveglia; la vecchia signora non c’è più: balzo in piedi…  :o   Molto distante dalla riva c’è una secca. Non lo sapevo.
 
Ps: Mi chiedo tutt’ora come abbia fatto ad arrivare fin là…..
 
E voi? Avete ricordi surreali da raccontarmi?  Dite, dite…
   

Sillypercaso

Buongiorno!

Siccome tenere un blog aggiornato e illustrato come si deve richiede un tempo di cui per ora non dispongo (tra l’altro devo reimparare a gestire il tutto: postumi del web-trasloco), vi racconto un fatterello personale che solo pochissimi sfortunati tra voi conoscono: condividete la nostra pena.

Il misfatto si compie nella mia piccolissima cucina, con alcuni bambini accalcati a tavola per la merenda.
Mi chiedono se ho dei würstel. Da pucciare nel tè, mi pare. (Ah, no, era un budino.)
Scruto nel tupperware: sì, ci sono, sotto le schifezzine, i bocconcini, le robioline.
Ma come poso il contenitore sul tavolo, mi accorgo di essermi sbagliata: dei würstel non c’è traccia. Boh..!
Lo riporto al frigo…  Ma…che sbadata, eccoli qui, proprio nel tupper. Come ho fatto a non vederli.
Lo riappoggio sulla tavola… SPARITI !
E ancora e ancora: vicino al frigo riappaiono, sul tavolo svaniscono.
Questa volta svuoto la vaschetta, sotto gli occhi colmi di aspettativa dei bambini: non tanto per i salamini (si mangiano il resto), quanto perché pensano stia recitando una scenetta e pregustano il finale.
Ueh!
:o sono quasi spaventata: non ci sono davvero!!
Torno confusa verso il frigorifero -col contenitore semivuoto- e realizzo con sgomento che i würstel altro non erano che le mie dita, intraviste sul fondo, in trasparenza.
Non dico niente, ripongo il tutto e vado a guardarmi allo specchio. 

auguri minatòri

Bene, inauguro questo mio insediamento con gli auguri di buone feste: che sia di buon auspicio per voi tutti e per me.

Ma… sentite un po’, anche voi siete ammorbati da messaggi terroristici di questo tipo: 

“…..se, entro 7 minuti e 77 secondi, rispedirai questa mail a 77 amici che ami diventerai ricchissima  -anche se non te ne deve importare nulla dato che coi soldi non si compra l’amore  il rispetto ecc ecc. Se invece non lo fai, ti accadrà qualcosa di terribile. Non ci credi? Ad un amico mio che l’aveva persa si è ammalata la figlioletta; quand’era in punto di morte, la sua segretaria l’ha ritrovata e inoltrata come richiesto e la ragazzina è guarita, non solo, ma gli ha dato subito un nipote; Una mia vicina l’aveva stracciata e in officina si è amputata una mano; allora l’ha recuperata e spedita (la lettera) e le è subito ricresciuta (la mano); ma poichè aveva aspettato più di 7 ‘ e 77 ”, le è cresciuta all’incontrario. A uno che l’ aveva dimenticata hanno investito il cane, ma appena l’ha inviata si è accorto che trattavasi del carlino dell’odiato vicino.  A un altro, per aver riso,  han rigato l’auto nuova, così ha smesso di ridere…” 

Eccetera.

 Secondo voi, uno che mi ama, mi manda una cosa simile :o ? 

CHE SENSO !

Allora:
Dovete sapere che, più che dalla sensazione tattile, più che dai colori, più che dai gusti, sono presa dai suoni e dai profumi.
In effetti sugli odori sono un po’ fissata: combatto il Fantasma Del Fritto (che talvolta cucino per glorificare dei sapori) e gli Spiritelli di Nicotina (io non fumo da mo’, ma altri sì) tenendo finestre spalancate in ogni stagione, possibilmente creando correnti cicloniche.
Di conseguenza, mi son beccata la sinusite.
Di conseguenza, mi si è tappato l’orecchio sinistro.
Di conseguenza, scuotendo la testa ci sento dentro il tintinnio di un campanellino.
Ho controllato: è un FA diesis.   SCOMODO ! ! ! 
Dico io: non sarebbe potuto essere un bel DO, un SOL, al limite un FA pieno, se pretendere il LA fosse stato troppo?
Comunque, ora sono in grado di darvelo, il LA.
Chiedetemelo, tacete qualche secondo e non fatevi sentire mentre ridete: ad occhi chiusi mi tapperò l’orecchio destro, farò NO-no-nononò-no col capino, emetterò tre flebili lamenti in scala e, quindi, vi elargirò un timido LA naturale.

Ps: Lo stavo provando in auto: ferma ad un semaforo, socchiudendo un occhio per sbirciare lo scatto del verde, ho notato lo sguardo a dir poco perplesso dell’autista in coda dietro di me. Ha messo la freccia e cambiato direzione.  

 

 Ma qualcuno mi sa dire se esistono significati o corrispondenze a riguardo delle note musicali, così come per i colori ecc? 
E poi, domanda ancora più importante: càpita anche a voi, magari anche solo qualche volta?

 

assenza e lontananza

La vita cambia di botto quando una persona cara esce all’improvviso e completamente dalla tua.
 Mica deve per forza morire: può essere che ti abbandoni , o che sia tu a doverle assolutamente sfuggire , o che insieme si decida di tagliare di netto per salvarsi (dicono che succeda).
Se si condivideva il quotidiano, tutto viene stravolto: ritmi, abitudini, tante cose non le farai più e sarai libera di farne altre. Ti sembrerà strano guardarti un film da sola e aver invece voglia di commentarlo con quella persona, per esempio, ricordando le volte che ti riusciva di uscire per conto tuo e come vivevi quei momenti: intimi e personalissimi ritagli di libertà.

In qualche modo, il cambiamento coatto segna un confine (ma forse coatti, i cambiamenti, lo son sempre).

Se al contrario non ci vivevi assieme, o vicino,  è sì  tutto diverso, maledizione, senza però che nulla cambi. Uno straniamento, una schizofrenia che a me manda in tilt.
 
Chi è lontano in chilometri pur essendo molto vicino sentimentalmente te lo porti sempre dietro: annoti senza volerlo ogni particolare per poterglielo raccontare, telefonare, scrivere. Una presenza sotto pelle. Una buona qualità di vita permette di tenere il passo di un amore grande  e la lontananza è un filo di oro e acciaio che lega, sei sicura che in ogni momento sia con te come un diamante piantato in mezzo al cuore.
Forse per questo motivo ho avuto amori sempre lontani; almeno finché ho potuto, cioè fino al figlio; confesso che in quel caso la coabitazione mi era stata quasi imposta dal padre, al quale sarò sempre grata per avermi fatto scoprire che è possibile godere della quotidianità condivisa, bisticciando con amore.
E ho anche capito perché ci si può legare tanto ad alcuni amici di blog, mai visti di persona: grazie a loro, a voi, le antenne son sempre sintonizzate.
Mi mancate affettivamente ed intellettivamente.

Bè. Due mesi fa o poco meno avevo iniziato una relazione che prometteva essere amorosa. Tra l’altro, sarebbe stato il primo fidanzato veronese. Un mese: non ha retto alla prima prova. O non abbiamo retto.
(BRUM… la battutaccia… evitala ché non posso risponderti… non fare il furbo!)
Già, perché il problema con Splinder non è risolto (mi han risposto anche grazie al vostro intervento, ma forse non dipende da loro); anzi, si è aggravato, dato che mi ha abbandonato il monitor.
Infatti, sto usandone uno preso in prestito.
 

  Ciaociao!! 
 

  .. Cosa che non avviene se non ci vivevi assieme, o vocino. .

storie di famiglia

 Visitors del mio cuore,
tra un po’ vado a riprendermi il Mostrillo. 

Ha passato la giornata con gli Scout per i consueti ‘4 passi di Primavera’ , come chiamano la passeggiata in collina di 12 Km. C’era la possibilità di aggregarsi, alcuni genitori l’han fatto. Ma ho preferito che si facesse la domenica per conto suo.

E’ una scusa, dite? :-D Avete in parte ragione… Ma mi ci vedreste lì in mezzo? Una incursione di branco nei boschi -certo più di 100 persone?
ORRORE ED ABOMINIO!! 

Così, ve la conto un po’ su.   

Ho rivisto parenti con i quali, pur non avendo mai interrotto i contatti, non mi incontravo  da tempo.
Mi hanno raccontato vecchie storie di famiglia, tipo quella della Rusìn, una vecchietta che,
negli anni 1940/50,  aiutava in casa Guarneri (mio bisnonno materno) (sì, quei Guarneri); non sapeva scrivere e  un nostro Sandro (allora bambino delle elementari)  a poco a poco le aveva insegnato a leggere ma, in quanto a scrivere, era riuscito solo a farle copiare il proprio nome: Rosa moglie di Eugenio detto Geni  il quale, a ottant’anni, si era tinto da solo i capelli facendoli diventare  un misto di arancione scuro e blu, e se ne girava d’estate con un berretto di lana perché non voleva lasciarseli tagliare, cosa che alla fine fece comunque perché ormai erano arancioni, blu e… bianchi.
Che tempi!

Il  bambino  è Sandro, in Svizzera,
durante la Seconda Guerra, credo.
Ci sono mia mamma, mia zia e una
cuginetta con la mia bisnonna.

 

NO COMMENT

Accolgo il suggerimento di Brum, re del pragmatismo, e rispondo aggiornando, come la volta scorsa.
Ad alcuni avevo risposto tramite PVT, anzi, CREDEVO di esser riuscita a raggirare Splinder; era invece lui ad aver imbrogliato me. Sono ancora tagliata fuori. Ho scritto alla redazione la quale ha gentilmente replicato che provvederà, dimenticando di sottolineare dieci volte in rosso l’uso del tempo futuro. O forse mi è sfuggito il condizionale.

Bè.

La foto del post precedente (non questa) :
La diavoletta a destra è la mia mamma, probabilmente stava escogitando qualche burla. Lo spilungone è il mio papà, si morde li labbro impacciato come fosse il primo ballo, invece avevan già due figli. La bella moretta sorridente è la mia super-zia Sandra, bella tuttora.

Se non risolvo ‘sta storia del non potervi rispondere e neppure commentare e polemizzare da voi, smetto di scrivere. Mi mancate.
Al limite, posterò storielle, tipo Francesco e Angelina  I protagonisti son tutti bambini, si chiamano come i miei familiari – e dintorni- , per i quali le ho scritte. La maggior parte dei personaggi sono ispirati alle persone reali, altri ne portano solo il nome.
Giusto perché son già fatte.
E ne approfitterò per riordinare la casa, che in queste due settimane si è disfatta.
Non è mai stata un esempio di ordine, ma ora sembra un covo di banditi abbandonato all’improvviso dopo un mese di appostamento.
Fortuna che non ho la web cam.

Bè.B

Primavera non bussa, lei entra sicura anche in questo caso

Non ho scritto post su mia mamma, e quindi non la conoscete; ma lei conosceva voi perché le parlavo spesso dei miei amici ‘invisibili'; la cosa la affascinava e quando veniva a trovare me ed Alessandro amava girovagare sul mio blog e anche sui vostri.
Stavo preparandone uno, col suo permesso, che iniziava con una delle sue ultime uscite da brava Cristianarchica a proposito dell’ingerenza del Clero nella politica dello Stato laico: ” Gesù si è sempre rivolto alle coscienze in-di-vi-du-a-li  e stava alla larga dai politicanti. In effetti, gli unici citati nel vangelo sono Pilato ed Erode: non dico altro! “ 

Per il momento mi riesce doloroso continuarlo, ma presto lo farò, e sarà un post divertente, di certo.
E’ morta all’improvviso (e per lei senza dolore) undici giorni fa; mi piacerebbe pensare che abbia raggiunto dopo tanti anni il compagno della sua vita, mio papà,  che una volta disse: Se muoio per primo vi tengo un posto vicino ai finestrini.
Vedremo se ha mantenuto la parola!

Non vi ho risposto, e forse non vi risponderò nemmeno stavolta, perché ho la funzione commenti -e anche PVT- fuori uso, sul mio blog e non solo. Posso solo postare.
Perciò vi ringrazio e vi abbraccio tutti da qui.

Intanto, guardate se riuscite a indovinare chi sono Francesco e Angelina detta amorevolmente La Perfida (familiarmente Franco e Lalla) cresciuti e fidanzati e sposati da cinque anni.  E c’è pure la mia zia Sandra… protagonista di una prossima STURIELLETT.
A presto, invisibili amiche e amici miei!

per girar pagina (da qualche parte bisogna pur)


 

Ecco l’aggiornamento.
 Sono dell’anno scorso,
ché questo non ho 
tanta voglia di fare la
 cretinetti
(semmai aggiungerò una fotina in seguito).

           ……………..…….……….………………..…….…….……..…….

. . ..... . . ..       

RI-AGGIORNO  IN  LOCO : 

Allora, già che si è in tema di carnevalate, facciamo un salto in Parlamento:

Ma voi, a proposito delle famigerate quote rosa , cosa ne pensate?
Intendo: una donna gestirebbe diversamente il potere?  Sarebbe meno corruttibile?
 
Al di là dei luoghi comuni sia pur sensati del tipo ‘Ci son buoni e cattivi da ambo le parti’ , o ‘Le donne hanno una marcia in più perché abituate ad organizzare eccetera’ oppure ‘Hanno una marcia in meno perché si sentono già nobilitate dal fatto di esser donne e quindi bla…’. E ok che sarebbe meglio il 50, e che sono oserei dire umilianti, e che però da qualche parte si deve pur.
Avete esempi concreti da portare?
 
Penso che parecchie donne in gamba e competenti nel lavoro, anche politico,  si trovino a far conti stretti con l’organizzazione di un paese che non è per donne, perciò qualche proposta concreta sul come farlo funzionare meglio potrebbe essere messa in atto, e così iniziare davvero il cambiamento. Dalle cose quotidiane.
 
A fagiuolo, prendiamo l’integrazione razziale: chi, più delle mamme, dopo il lavoro, si trova a condividere chiacchere e merende ai giardini e a casa di una o dell’altra tra compagni di scuola Islamici o Indiani o Filippini o Centrafricani? (Ma i Cinesi… ?) Con conseguente contatto reale coi problemi pratici, più che di principio.
 
Però.. però.
 
Io ho un po’ il pallino della criminalità organizzata che strangola le istituzioni. Mi domando se le donne potrebbero venirne a capo diversamente.
 
Voi che ne dite?   
E se sì, perché?  Come?
    
   

          

INGURGIGRUGNI EROSORE ACIDODICA

     SOS11022011SOS   
1    Un fiore invitante, tumido, bello;
1    un colono curioso e con poco cervello.  Lo
0    zero in botanica: l’avresti pensato?
2    due bei bocconi ed il conto è saldato.
2    Due soli minuti e sei già digerito,
0    zero secondi e sputato è il vestito.
1    Un fiore mutante che ieri non c’era;
1    una Felce che chiede:  “Di cosa sapeva?”
   

Era il marito di Aissia, abbandonato a se stesso il primo febbraio duemiladieci (01.02.2010), chi lo ricorda? ( http://persemprepermai.altervista.org/01-02-2010/ )
E l’amante di Ada che fine avrà fatto?
Magari lo scopriremo il trentun febbraio duemilatredici.
(31.02.2013).

 Arrivederci ! ! 

..………………………………………………………

  ! ! Ci siete cascati !  

 Al due febbraio duemilaventi (02.02.2020), allora.

  

O vi scanso o vi scanno

O vi scannerizzo, o vi scansisco, o vi scansiono.
Già, perché finalmente ho uno SCANNER , termine inglese che sta per congegno periferico per la conversione di oggetti o immagini in immagini digitali.
Non voglio scrivere di neologismi o anglofonia.
Ma ho letto che la lingua inglese consta di 600mila vocaboli (usati), quella tedesca tra i 300 e i 500mila, l’Italiano sta sui 300mila, lo Spagnolo 250mila e il Francese, forse regolato per non avere intrusioni straniere (dovrei dire autarchico) 100mila.
Avere più vocaboli a disposizione consente di essere più sintetici: un termine che indichi esattamente una cosa o un concetto mi risparmierà il dover fare giri di parole per esprimerli.
A beneficio della velocità di comunicazione.
A discapito, forse, della vivacità del linguaggio?
A proposito di immediatezza -piuttosto che di ricchezza- mi sovviene un fatto risalente a quando avevo appena imparato a leggere. Sui treni, un avviso in varie lingue diceva ‘è severamente vietato servirsi della ritirata durante la fermata del treno nelle stazioni . ‘ In Inglese, la frase risultava breve: ‘Non usare il gabinetto mentre il treno è fermo.’   E semplice.
Ad una semplicità di linguaggio corrisponde una pulizia di pensiero?

E io cosa ne so?!?
Voi che ne pensate ?
Nel frattempo traffico con lo scanner, e studio il Mediablog di Splinder.
Magari posso già postare qualche foto, quelle recenti di Natale. Poi provo..

Ah, casomai voleste rinfrescare il vostro Inglese, vi lascio questa:

PERCHE’ DI SI’ ! ! !

Oppure  Perché di no!! , come preferite.

Questo post si scrive da solo, lisio lisio, sulla scia del precedente.
Si disquisiva sull’utilità o meno di un bel  Perché lo dico io!  dato che, comunque, ‘sti ragazzi si troveranno a fronteggiare situazioni non controllabili.

Questo principio, l’accettare senza discutere, è applicato  dagli Scout.
E’ imposto anche ai genitori: “Come mai la riunione (sigh!) è stata rimandata a SABATO SERA ?  Risposta: “Direttive dall’alto (Dio?). Gli ordini dei capi non si discutono.”   Ah !

Ovvio che bambini non catechismizzati siano insofferenti alla disciplina un tantino militaresca (punto 7 della promessa scout: saper obbedire).

Ma poiché gli Scout non son solo questo – anzi, sono soprattutto altro: paiono una barricata contro la dissoluzione, benedetti ragazzi! -, e i più piccoli, li vedo, si divertono un mondo ed hanno modo di starsene per giorni senza la mamma tra i piedi,
dicevo, per questi motivi, il mio Mostrillo ci va volentieri.

Ed io volentieri ce lo spedisco: ecco che posso aggiornare il blog !

Tutta questa pappardella per mostrarvi questo video:

“Ma perché ‘Perché’ ? “


Avete mai giocato al gioco dei perché?
Di solito viene imposto da un bambino. E’ semplice: vi pone una domanda; voi vi impegnate a rispondere -dopo aver ben ponderato le conseguenze sul suo sviluppo fisico e mentale; lui ci pensa un po’ su e poi chiede:  Perché?
E così via fino ad esaurimento (vostro).
In questi casi si è costretti a prendere atto di quanto siamo incrostati di frasi fatte, di pregiudizi, di cose date per scontate e di lacune. Se le lacune sono tecniche o scolastiche è presto fatto: si va su Google e, almeno approssimativamente, le si colma (purtroppo la tortura viene per lo più subita in auto). Ma se si tratta di lacune esistenziali sono cavoli vostri, rimpiangerete quella volta che avete speso diversamente i soldi destinati all’analista.
Poi però realizzerete che un piccolo analista sta giusto seduto sul sedile posteriore, e gli proporrete di interrompervi la terapia per spendere qualche altro eurino di quelli risparmiati allora in una gelateria, in un cinema, in cartoleria, o simili.
Lui domanderà: Perché?
Non cascateci e mantenete la calma: vuole solo verificare la vostra saldezza di carattere. Se superate la prova, vi concederà una tregua.

Se non avete tempo per fermavi e diversificare, potete invertire i ruoli; ma le fantasiose risposte degne di essere annotate sono una su dieci (per non dir delle domande), e se non siete insegnanti elementari o terapisti, e soprattutto se non è un vostro caro pargolo o nipote o facente funzioni, dopo poco diventa di una noia mortale.

 Nota: più il domandatore cresce, più le domande si fan difficili; eppure, sarà sempre più facile rispondere; in parte perché vi sarete sveltiti di cervello; in parte perché il suo, di cervello, si sarà espanso nel cognitivo ma ristretto entro i confini del socialmente praticabile.

 Comunque, è un giochino che consiglio caldamente. A me serve per non sedermi sulle mie convinzioni quando non ho tempo per leggere e commentare i vostri blogs ;-) ; a loro per sviluppare quello spirito critico  che riteniamo tanto prezioso per la loro autonomia di pensiero e di scelta, ma che a volte, a denti stretti, malediciamo.

Prequel di Natale

Ora, ditemi voi come succede che da questo testo…
Silent night, Holy night
All is calm, All is bright
‘Round yon virgin Mother and Child
Holy infant so tender and mild
Sleep in heavenly peace
 Sleep in heavenly peace

ovverossia:
Notte silenziosa, notte santa!
tutto è calmo, tutto è luminoso
intorno alla Vergine, alla madre e al bambino
bambino santo così tenero e mite.
dormi nella pace divina
 dormi nella pace divina

…si arrivi a questo:
Astro del ciel, Pargol divin,
mite Agnello Redentor!
Tu che i Vati da lungi sognar,
tu che angeliche voci nunziar,
luce dona alle genti
pace infondi nei cuor!

“Papista!” Mi diceva un amico! (A me  :o  ?)

Vabbè.
Quali sono le vostre canzoni natalizie preferite?
Dite dite!  ..E postate, se ne avete voglia (grazie!).
Starò via per un po’, al ritorno mi piacerebbe trovare ancora un pochino di Natale che mi aspetta!

Io, per non rubarvi ‘proprio quella’ canzone, vi propongo un PREQUEL: e ve lo lascio insieme agli auguri . Di cuore, davvero.
 

Chi è Chi

ASPETTANDO  I  BARBARI    di Kostantin Kavafis

Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?

Stanno per arrivare i Barbari oggi.

Perché un tale marasma al Senato?
Perché i Senatori restano senza legiferare?

E’che i barbari arrivano oggi.
Che leggi voterebbero i Senatori?
Quando verranno, i Barbari faranno la legge.

Perché il nostro Imperatore,
levatosi sin dall’aurora, siede su un baldacchino
alle porte della città,
solenne e con la corona in testa?

E’ che i Barbari arrivano oggi.
L’Imperatore si appresta a ricevere il loro capo.
Egli ha perfino fatto preparare una pergamena
che gli concede appellazioni onorifiche e titoli.

Perché i nostri due consoli e i nostri
pretorisfoggiano la loro rossa toga ricamata?
Perché si adornano di braccialetti d’ametista
e di anelli scintillanti di brillan ti?
Perché portano i loro bastoni preziosi
e finemente cesellati?

E’ che i Barbari arrivano oggi e questi oggetti
costosi abbagliano i Barbari.

Perché i nostri abili retori non perorano
con la loro consueta eloquenza?

E’ che i Barbari arrivano oggi.
Loro non apprezzano le belle frasi
né i lunghi discorsi.

E perché, all’improvviso,
questa inquietudine e questo sconvolgimento?
Come sono divenuti gravi i volti!
Perché le strade e le piazze si svuotano
così in fretta e perché rientrano tutti a casa
con un’aria così triste?

E’ che è scesa la notte e i Barbari non arrivano.
E della gente è venuta dalle frontiere dicendo
che non ci sono affatto Barbari…

E ora, che sarà di noi senza Barbari?
Loro erano comunque una soluzione

(trad F. M. Pontani)

A quanto pare non è un nostro problema 

 

UN-COMFORTABLY NUMB

Ancora musica.
Questa volta, però, brutta; ma così brutta che ho bisogno di condividerne la croce. E l’ilarità che mi suscita. E fin’anche la pena per questi sciagurati.

“Chi non fa non falla”,  diceva mio nonno Erminio.
Aveva ragione: io non dovrei star qui a far la criticona, dato che non so suonare.
Ma ditemi voi: questi, mica li avran costretti, no?

Ps: Se qualcuno vuol piangere, NON li ascolti dal 2.35 al 2.55:
io rido ogni volta, che dio li strabenedica!

P.P.S. di qualche giorno dopo: tra gli ultimi commenti, un Giustiziere Gentile ha postato l’originale ! !

post di servizio (idraulico)

Per chi è a corto di eurini:

ASPETTATE A CHIAMARE L’IDRAULICO se la lavastoviglie perde acqua, nonostante abbiate verificato (dopo aver staccato la spina della corrente) che i tubi di carico e scarico siano integri e ben innestati, e nonostante l’amorevole manutenzione  (anticalcare, pulizia del filtro ed ogni  tanto pure dei braccini rotanti o come cavolo si chiamano) che manco un marito se la sogna. (Ma i mariti umanoidi trattateli diversamente, mi raccomando: solo Brum gradisce l’anticalcare).
 Ascoltate:
Levando i cestelli si vede una ghiera  sulla parete di fondo : è l’imbocco dell’acqua che vien sparata nei braccini; svitata la ghiera, si esamina la sua guarnizione: nel mio caso era cotta dall’uso; perciò, immagino, l’acqua colava nell’intercapedine tra la ‘camera interna’ e la ‘carrozzeria’, per poi finire sul pavimento.
A titolo di prova ho incicciottato la ghiera col nastro per elettricisti, l’ho riavvitata ed ho attaccato la lavastoviglie: fuoriuscita d’acqua quasi nulla.
Accordandomi fiducia :-)  ho telefonato ad un negozio di ricambi ed ordinato la ghiera del modello giusto (ce l’avevano  già lì pronta!); e poi al tecnico per annullare l’appuntamento; sono andata a ritirare il pezzo nuovo (4 euro), ho rimontato tutto e ho fatto partire la maledetta: va a meraviglia. 

A me piace ‘pasticciare': il mio gioco preferito era smontare qualunque oggetto mi capitasse a tiro (i regali più belli erano i piccoli elettrodomestici rotti: ero una bambina molto economica), e siccome le vere passioni non invecchiano, in attesa del summenzionato ed inafferrabile idraulico mi son messa a trafficare sull’ingrata macchina.
 Ma se qualcuna di voi non si sentisse portata, prenda un Gentilone e si limiti a dare ordini.
Ma ATTENZIONE:  che ordini non sembrino, né consigli e nemmeno suggerimenti, bensì solo domande di chi non ne capisce niente. QUESTA è la parte più difficile!!  Ma è il prezzo da pagare  per chi non vuole spaccarsi le unghie (che le mie.. lasciamo perdere).

.. ..Se invece potete non badare al soldo, fate girare l’economia e chiamate un tecnico fidato: non mi offendo. 

Ecco… lo sapevo !!

Una decina d’anni fa, i miei parenti stretti vollero fare di me
una personcina perbene regalandomi a forza un cellulare (no, non questo)
  ►►►

ed una lavastoviglie.  Il cellulare vabbè, è piccolo e posso scordarlo in ogni dove, smarrirlo e ritrovarlo, spegnerlo o scaricarlo: insomma, è di facile gestione, la reperibilità non è mai assicurata, e così nemmeno la dipendenza  – mia e quella di chi mi cerca.
Ma la lavastoviglie…  Ahh!!  E’ entrata in casa mia come una vacca grassa e mi ha viziata e poi seguita, lustra e ridondante, per traslochi e coprifuochi. Ed ora mi ha mollata, la maledetta.
Allagandomi, per giunta.

Com’è che basta un giorno per abituarsi alla comodità, e per disabituarsi… non lo so ancora, ma
sicuramente di più?
 

come eravamo



Brescia. Sgomberato il presidio degli immigrati che protestavano sulla gru.                                                  
                                                               A Milano come a Brescia.
                                                                                  .

Montacarichi precipita dal 5° piano. Un morto e due feriti a Milanofiori. 

BRZZANGH !

Ciao, sono Tippy Rompini e mi frego la consolle  mentre Lillo elucubrazza in solitaria.
Lei non dà spiegazioni perché si crede Tata Matilda; e allora vi dico io come è messa:
Dice che le zone d’ombra sono luoghi mentali dove non riconosce le sue emozioni, non concorda con le sue motivazioni, si comporta ambiguamente e perde la strada.
Non è la zona buia, dice, dell’animale feroce o pauroso od in calore o solitario infuriato libero….  E’ una zona di superficie -sociale, relazionale- dove non è arrivata la luce, dove c’è sporco, dove non  invita gli amanti e nemmeno gli amici.
Nella zona buia non può, lei crede, intervenire; deve tenerne conto e convivere con l’animale proprio ed altrui.
Ma in quelle d’ombra  può far chiaro e pulizia, e POI portarci gli amici per mano, e gli amanti a cavallo.

Eccola che torna..      …  telare!!

DIS-ORDINE

Post Post del 21 ottobre.

Il titolo originale era LA BELLEZZA DEL DISORDINE , poi modificato per non influenzare i commenti.
Io ci ho trovato la bellezza per le chiazze di colore inaspettato, indubbiamente, ma anche per il fatto di saperle effimere, in quanto sarebbero state presto ridipinte -da
 Brumbru- (trattandosi non di mosaico, ma di vernice); vogliamo parlare di effimericità e bellezza?
Ma la cosa che più mi piace è che casi come questo appaiano all’improvviso e ti risveglino una parte di cervello che spesso, su percorsi noti, va in automatico ed è cieco a tutto ciò che esce dalla norma. 

Come, poniamo, una persona stesa a terra.


La foto è stata scattata in una via di Milano.

Per aggiustare le tubature sottostanti, i cubetti di porfido eran stati rimossi, indi risistemati in modo casuale, senza che ricostruissero le strisce blu che delimitavano il parcheggio nè quelle gialle della corsia preferenziale dei filobus.  E non so che altro.

 

 


 

I tombini dovevano esser stati utilizzati come tavolozze per le prove di colore con cui ridipingere le strisce.

 

La casina nel Bosco

Cari Visitors, non potrò aggirarmi per Bloggherìa per qualche tempo.
Mi rammarico per gli amici appena incontrati e già abbandonati…
per quelli da poco tornati e giusto giusto salutati…
Gli aficionados mi conoscono e sanno che non andrò lontano.

 Per farmi perdonare, vi regalo una simpatica targa da apporre sul portoncino d’ingresso della vostra bella casina di Orchi ed Orchesse.

 .

(Fotografato in un supermercato della Valpolicella.
Il ‘fumetto’ è una citazione da Stefano Benni)

GEPPIN DE L ‘ ËGUA

Siamo invitati a dare un ultimo saluto al mare in mare: come resistere?
Così, eccomi qui, aggrappata alla coda salmastra dell’estate che sta per migrare.
E’ tutto un biancheggiare : di nubi in movimento,  di vele, di spuma sulle onde, di denti – alcuni rivelano il sorriso, altri battono… RAT TAT TAT TA .. BRRR !!
Pioggia, sole a tratti ed acqua gelida. Per me. Non per i bambini: loro sono degli Alieni; ma lo scopro troppo tardi, ad immersione avvenuta.
A vista, infatti, sono l’unico adulto ad aver osato il tuffo: per far colpo su Mostrillo, a momenti viene un colpo a me.  (Ma spero che domani)

Ah, no… Vedo ora che a mollo c’è anche un vecchio eroico…
Chissà da quanto… chissà se è vivo o surgelato…
Forse è lo stesso che a Loano, una vita fa, girava per il litorale senza  mano sinistra, ma con una pietra appesa al collo e sorretta dalla destra.
Geppìn de l’ëgua:  Così zavorrato, dava spettacolo immergendosi cianin cianino fino a sparire sott’acqua e rimanendovi in apnea per eterni minuti tra lo stupore e l’ammirazione di noi piccoli, il compatimento dei grandi e l’apprensione dei Liguri che, ogni volta, temevano di perdere un’attrazione turistica (felliniana: erano i primi anni 60).
Ed ogni volta, invece, sempre passin passetto sulle gambe magrette e scure, riemergeva e raccoglieva le 20, le 50, talvolta le 100 lire che facevamo a gara a portargli, per il brivido di essere accarezzati dal moncherino.

Domenica sera, 19 settembre
Di nuovo alla mia consolle, infreddolita ma soddisfatta.

Voi, che infilavate 50 lire nel flipper e che comperavate il
ghiacciolo a 20, che ricordi felliniani avete?
E voi, che i juke box li avete visti solo al cinema, che mi raccontate?

un pezzo (anzi, due) di costume

Uff!  Devo comperarmi un costume…
Peccato,  quello che indosso è davvero carino…
però è vecchiotto… comincia a perdere il pelo, e la coda che fungeva da vezzoso cinturino è stata tranciata da un morso di smilodonte.
Inoltre, questo bel blu tanto oceanico ora vira un po’ al livido, e -chissà perché- richiama vagamente il rigor mortis.
Cosìcché…
Solo che trovarne uno di mio gusto, che mi doni, in cui entri (io) bene sopra e sotto, e che entri (lui) nel budget-spese è come trovare un cammello in un pagliaio.
E per di più, che barba fare shopping senza mia sorella!
Ma quello che ho, dove l’avevo comperato?
Boh !!
Comunque, beato il mercante che me l’aveva venduto: gli era stato sufficiente brandire la clava ed abbatterla sul cranio del modellino prescelto!

STRATEGIA DELLA TENSIONE QUOTIDIANA

 
( Sul  treno  da  o  per  Zonzo )   
 
Mostrillo – mio figlio – dorme; è il solo, ma la sonnolenza è diffusa; sferragliare di rotaie…  luci nel buio di case intraviste dal treno…
Dall’altoparlante, improvvisa, una voce: “Due agenti della Polizia Ferroviaria nell’ultima carrozza…  Due agenti della Polizia Ferroviaria nell’ultima carrozza…”
Càpita: qualcuno colto da malore, oppure una valigia abbandonata, od un portoghese che non vuole – o non può – pagare il biglietto… Niente di particolare, insomma. Tranne una cosa: noi SIAMO nell’ultima carrozza!!
E’ del tipo open- space, in cui si vede tutto quel che accade.
Siamo in nove, più uno sulla piattaforma della “ritirata” (ma rientrerà a precipizio).
Controllo: è proprio l’ultimo vagone, guardandomi alle spalle vedo fuggire i binari.
Tutto procedeva come di consueto, all’insegna della più discreta ed educata disattenzione sociale: Un breve cenno del capo al dirimpettaio, una sbirciata alle sue scarpe (ricambiata), una sua celata curiosità per il titolo del libro in mano mia (io, idem).
Gli altri passeggeri? Mah..! Indifferenza percettiva reciproca.
Questo, fino al momento dell’annuncio.
Dopodiché, in pochi secondi tutti si alzano in piedi; io li imito.
Guardiamo a destra, a sinistra, davanti, dietro; ci studiamo l’un l’altro, chi incredulo, chi sospettoso; tutti, comunque, con atteggiamenti da film western.
TUTTI CONTRO TUTTI:  CHI SPARERA’ PER PRIMO ?
Il messaggio ci ha messo in allarme, ma qualcosa ci sfugge:
Dov’è il pericolo?
Ci risediamo, ma rimaniamo rigidi.
Rompo la tensione dicendo, futilmente, al dirimpettaio: Ma questa è l’ultima carrozza! E lui, sorprendendomi per l’affinità dei nostri pensieri: “Sembra una scena western!”
Dopo qualche minuto, invece dei Polfer arriva Tizio (sùbito segretamente bollato da noi tutti “un giovinastro”), uno magro e alto, che si pianta a gambe larghe in corridoio, ci osserva uno per uno, allarga appena anche le braccia…
 
E’ a questo punto che penso (ma è solo un lampo: il pensiero compiuto lo formulerò solo dopo, a “pericolo scampato”) che penso ad Orwell ed a un suo libro, in cui raccontava come le cronache di una guerra fittizia ottenessero una tensione che generava paura, e creassero situazioni che, alla fine, richiedevano per davvero l’intervento dei gendarmi o della Polfer.
Insomma, il massimo effetto sociale di allarme si otterrebbe quando il pericolo non c’è, o meglio, quando non è verificabile.
 
Per concludere la storia:
Tizio, scuotendo la testa, lascia ricadere le braccia lungo i fianchi, gira i tacchi e se ne torna donde è venuto, scomparendo alla nostra vista.
Noi tutti tiriamo un sospiro di sollievo: CI HA RISPARMIATI !!!
 
Ed i Polfer?  Non arriveranno mai.
 
E i mandanti della strage di Bologna?..
E Ustica?..
E l’ Italicus?.. 

MUSICA (d’addio)

Non esageriamo… diciamo ‘di arrivederci’ !

La Musica è la forma d’espressione che più mi emoziona. Forse perché è così effimera…
Crea momenti irripetibili,

non c’era niente prima, non ci sarà niente dopo (al Cosmo, importa?);
non cambia niente né prima né poi, è solo quel ‘durante';
Ma
nella chiesa dalle alte volte, dal silenzio sospeso che precede l’inizio del concerto, il canto sgorga od esplode,  rimbalza, si rincorre, riempie tutte le fessure;
nella tua stanza, il woofer dei bassi ti fa tremare i vetri e lo stomaco;
ed il pavimento si allaga per quel blues così malinconico,
con quella voce tanto roca da lasciare graffi sulle pareti e sul cuore;
lo strumento che suoni in cantina diventa un amante,
ed al concerto heavy-metal ci vai per farti spellare vivo dalla chitarra elettrica.
Perché
la musica ti avvoge e si svolge, disegna l’aria per un brevissimo arco di tempo, ed è tutto. 

 

L’aria si piega. Le onde sonore modificano lo spazio che le circonda; prendono la forma dei pipistrelli e si propagano; spostano un poco le nuvole, si perdono nella stratosfera e si riorganizzano nella ionosfera.  

Là, tentano il salto nelvuoto

 

 Il suono, nel vuoto, non si propaga? Io non ci credo.
Tutto quel pulviscolo luminoso… Lo vedo incresparsi.
Quell’energia smisurata, là fuori, è anche l’energia dei nostri morti.
Anche loro saranno toccati dall’interferenza che la musica crea

(Avevo pensato di postare un pezzo di Bach – cercato inutilmente – che fa così:
TAT TARATA TARAT TARAT TARAT TARARA’ TARAT TARAAAAAAA…
Se qualcuno lo conosce e lo trova per me… )

Aggiorno: Migro per qualche tempo.
Sperimenterò per la prima volta l’internet point: aspettatevi incursioni anonime in Bloggherìa.
Mi raccomando, portatemi  ops.. postatemi souvenir musicali da vostri eventuali viaggi, o siti di villeggiatura, o dall’angolo sotto casa.
Buona estate a tutte e tutti voi, care e cari.

Assurdo!

Non sarebbe propriamente argomento da post, però…
Mi scuso per la schifezza, ma devo raccontarlo a qualcuno…

No, dico… UBUNTU qui,  UBUNTU là…
poi stasera scopro  che non-so-chi ha VOMITATO su COFANO e PARABREZZA della mia auto in sosta…
Da non credere!!

E mio figlio : “Poveretto, non l’avrà fatto apposta, sai, quando uno sta male…”
Mannaggia!! Ma vomitare sulla ruota no, eh! 
Deve aver fatto anche fatica…

Cosa dovevo fare… ero così esterrefatta… che mi son messa a ridere!!  Mi son vista come in un film!!

Come quella volta che, parcheggiando, ho falciato in velocità e in retromarcia  due specchietti laterali..  Sono scesa imprecando, ma mentre lasciavo il biglietto da visita è arrivato il padrone dell’auto che, dall’interno di un bar, aveva assistito alla mia fulminea e nefanda manovra…
Bè, che ridere!! Me lo son immaginato mentre,  ad occhi sbarrati, mi vedeva piombare sul suo bel SUV…

A voi non capita di vedervi dal di fuori e di farvi ridere?

DITE DITE...

(PS: Non tutto il male eccetera: finalmente siamo andati all’autolavaggio…) (ma solo dopo la partita… così, mentre il Sudafrica le prendeva, mi si è corrosa la vernice, acc!)

UBUNTU

UBUNTU : « Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?. »
 

Nelson Mandela

 

“Umuntu ngumuntu ngabantu”
Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo.

 

La parola UBUNTU  mi ricollega al post precedente, che dedico a lui, POVERO INVICTUS!
 

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

                                                                               William Ernest Henley

MAI VINTO

 Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

 

E a chi ancora guarda la vita in faccia

 

Circolo virtuoso

Fatterello piccino  che merita un postino.

Tempo fa, la mia amica Amaranta, sapendomi in difficoltà, si accollò l’onere di accompagnare e prelevare a e da scuola mio figlio, attraversando Verona quattro volte al giorno (36 chilometri).
Non ho mai ricambiato (meglio così).
Però, due settimane orsono, un’altra amica mia si è trovata con lo stesso problema -logistico- ed io ho avuto l’occasione per fare altrettanto.
Per affetto, certo, non per mettermi in pari.
Ma mi piace pensare che, in parte, di ciò si debba ringraziare anche Amaranta, e che l’altra amica, nella stessa situazione, si comporterà similmente con qualcun altro.

Ps: A ben vedere potrei affrontare l’analisi di questi ‘circoli virtuosi’ e farne un bel post;
ma i due mostrilli, benché spassosi, mi ciucciano anche le energie che non ho;
tipo:  durante i fine-settimana, beccarli nello stesso letto, alle 3, ancora a chiacchierare.. e poi vederli puntare la sveglia alle 7 onde sfruttare appieno il tempo insieme  !!!

Bè, la scuola è alla fine;  ciononostante mi concedo un mini-pisolo, e lascio che voi traiàte le vostre personali conclusioni.
In compagnia della musica.

 

Solo in India ! Re-intitolo: XCUSSIONI CHE PASSIONE

Mi è capitato fra le mani un ritaglio di un Venerdì di Repubblica di qualche anno fa… mi manca l’angolino con la data, appena la scopro ve la dico.  Eccolo:
 

 In India chi non paga le tasse è torturato dai ‘finanzieri’ al suono dei tamburi
GLI  EVASORI  PRESI  PER  LE  ORECCHIE
Non pagano le tasse? Gli fanno la serenata. Assordante, però: a colpi di tamburo.
Succede a Rajahmundry, una città del sud dell’India, dove i cittadini hanno evaso il fisco per una cifra complessiva di circa 900 mila euro. Ritenendo inutile ogni altro mezzo, gli amministratori hanno deciso di affiancare agli ufficiali giudiziari dei percussionisti che, arrivati sotto casa dell’evasore, battono con tutta la loro energia sui tamburi, per ore o giorni. In un mese, il 75 per cento del debito è stato versato, ed il bilancio della città è tornato quasi in attivo.

Somari Patentati

Ho rinnovato la patente di guida alla Motorizzazione.
In attesa del mio turno, ho avuto tutto il tempo di farmi ben più di due risate, che voglio condividere.
Ecco alcune perle pescate nel libro dei quiz per l’esame, ovvero: come diventare SOMARI  PATENTATI.

Vero o Falso?

DEFINIZIONI
Corsia: pista riservata alle vetture da corsa V-F.
Carreggiata: riservata ai soli carri a trazione animale V-F.
Incrocio a raso: intersezione di strade senza alcun tipo di precedenza V-F.

SEGNALI
Cartello con chiave inglese significa: posto telefonico pubblico V-F.
Cartello STAZIONE DI POLIZIA significa: Alt-Carabinieri V-F.
Sono iscrizioni regolamentari sulla carreggiata: quelle che incitano i corridori di una gara ciclistica V-F.
La sosta è sempre vietata: nei parcheggi autorizzati V-F.
La fermata per la semplice salita e discesa dei passeggeri è sempre vietata: quando i passeggeri che scendono sono più di uno. V-F.

INCIDENTI
Per segnalare il pericolo ai veicoli che sopraggiungono, si deve: di notte, accendere un falò vicino al veicolo incidentato V-F.
L’individuazione di testimoni è utile: solo se è colpa dell’altro conducente  V-F.
O anche: solo se l’altro conducente è un tipo palesemente poco affidabile V-F.
Chi è obbligato a risarcire i danni causati da un sinistro, può: far riparare il proprio veicolo V-F.

PRONTO SOCCORSO
Se la vittima è in stato di shock, occorre: percuoterla con garbo ma con decisione V-F.
Se è incosciente: immobilizzarne completamente il corpo V-F.
O anche: domandarle se avverte male al capo V-F.
Se è ustionata e son presenti residui di fiamme vive: aspettare che si estinguano, indi intervenire V-F.
In caso di fratture: se l’osso fuoriesce, cercare di reinserirlo nei tessuti V-F.
In caso di incidente, il soccorritore deve: non fare nulla e attendere che giungano i soccorsi. (Ah, menomale!!  (ndr) ) V-F.

SICUREZZA STRADALE- 
Per evitare incidenti, è necessario: Moderare la velocità quando si gareggia con un altro veicolo V-F.
Non superare la velocità massima indicata dal tachimetro V-F.
Agli incroci, dare sempre la precedenza a tutti i veicoli V-F
Lasciare i catadiottri coperti di polvere affinché non scoloriscano V-F.
Controllare spesso il peso degli pneumatici V-F.  
Lubrificare sovente il volanteV-F.
In caso di stanchezza, spegnere le luci del cruscotto (e buonanotte! (ndr) ) V-F.
E’ causa di pericolo dovuto alla struttura della strada: La mancanza di curve pericolose VF.
E’ causa di disattenzione: L’abuso di caffelatte V-F.

COMPORTAMENTO 
Per limitare i consumi, bisogna: usare carburanti più economici V-F.
Per limitare l’inquinamento acustico, si deve: Eliminare la marmitta V-F.
Sostituire i catadiottri deteriorati V-F.
Chiudere le portiere con violenza per non doverle richiudere V-F.
Ma soprattutto: non trasportare materiale esplosivo! V-F.
E’ opportuno, quando un pedone NON sulle strisce tarda a scansarsi: richiamare la sua attenzione con qualunque mezzo affinchè ci dia la precedenza V-F.
Oppure: non curarci di lui, tanto abbiamo la precedenza V-F.
E’ opportuno, in autostrada: concedere passaggi agli invalidi V-F.
Alla partenza dalla carreggiata, se in discesa: inserire la retromarcia V-F.
Effettuando un sorpasso: assicurarsi di disporre di uno spazio libero di almeno 3 metri V-F.  
Effettuatolo: rientrare immediatamente a destra rallentando V-F.
In caso di forte vento laterale: chiudere le bocchette di ventilazione per evitare eccessiva turbolenza nel veicolo V-F.  
In caso di nebbia: procedere a zig-zag per essere meglio individuati V-F.
O anche: inforcare occhiali da sole V-F.  In caso di sbandamento: restare innanzitutto padroni di sè stessi (ma va?) V-F.

La guida in stato di ebbrezza è vietata: solo durante i fine-settimana V-F.
L’alcool influisce positivamente sulla guida in quanto: la rende più allegra e meno noiosa V-F.  ALE’ !! 

 

NUCLEARE – ri-posto (sul non riposto)

Ritorno al vecchio post, dato che ci sono nuovi commenti. E tanto per non farmi poi cogliere di sorpresa.  L’amico Mario Maggi ha creato un sito che raggruppa più iniziative, con una visibilità maggiore rispetto a Splinder:
 www.energeticambiente.it
 
Una ventina di anni fa, al referendum sul nucleare, votai contro (cioè SI’).
Non so con quanta cognizione di causa, tant’è che poi cambiai idea.
In seguito, con la diffusione delle informazioni sull’energia rinnovabile, cambiai nuovamente parere, e per il momento lì son rimasta.
 
Non riesco a capire come sia stato possibile rendere irrilevente il referendum dell’87, ma mi pare di rischiare di rimaner fregata alla grande. Parlo a titolo personale perchè non so voi come la pensiate;  ogni parere è più che benvenuto, anche perchè serve a tener aperta la discussione e acceso l’interesse.
 
Tra i tanti video che girano, mi è pervenuto questo: mi imbarazza postarlo da tanto è un pugno nello stomaco. Ci sono siti molto più esaustivi, ed interessanti, ma magari ci si stufa a leggerli… questo colpisce al cuore, fa piangere.
 
Non voglio impressionare voi, ma se qualcuno, contrario al nucleare, ritiene che possa servire lo faccia girare: ovviamente non a chi la pensa allo stesso modo.
 
Attenzione: questo video commenta il delirio mentale di Berlusconi tramite immagini molto forti. La visione è scondigliata a persone facilmente impressionabili.
 
So che questo genere di post (propagandistico) disturba alcuni bloggers, ma la posta in gioco è troppo alta per curarmi di risultar pesante o petulante o che so:
abbiate pazienza, c’è di peggio.
 

…Non passa lo Straniero ! Zum Zum

C’è qualcuno che non ha mai cantato questa canzone?
Sì ?!? Non ci credo !!
I Canti degli Alpini sono legati alla mia infanzia -e oltre- più di quanto non lo sian lo Zecchino D’Oro e Carosello. Li ho usati persino come ninna-nanna (mentre, per la sveglia, ricorrevo a La Marsigliese :-) !)
Degli inni della II Guerra Mondiale, invece, non c’è quasi traccia. O, almeno, non si sentono mai. Son più popolari quelli partigiani.
Perchè? Bè, quella è stata una guerra persa.
Ma forse c’è un altro motivo: se le canzoni della II scandivano i passi dei Fanti esaltando pugnali fra i denti e bombe a mano, quelle della I sembravano cantate da soldati capitati al fronte per caso:
La Sentinella che sogna la sua bella, quello che ha la mamma che sta bene ma il papà l’è ammalato, le migliaia di Alpini su quel lungo treno che andava al confine, un aprile, primavera, come nella guerra di Piero.
Il patriottosmo espansionista si è sbriciolato, l’aspetto umano è rimasto.
E con cosa si va su pei monti a guerreggiare, quando non si colgono le stelle alpine? Con una lunga penna nera!!

 

La Leggenda del Piave è una delle poche che sembra cantata da guerrieri; anche se lo Zum-Zum che sempre si aggiunge alla fine rivela la razza pulcinella che siamo.
Ma, insomma, la guerra ci appartiene o ce lo vogliono far credere, come anche ora accade?
Qui, siamo già alla II:

i bambini a scuola – la scuola ai bambini

AFGHANISTAN
Gas contro la scuola femminile
I Taliban avvelenano 80 bambine

Attacco all’istruzione delle ragazze a Kunduz, nel nord del paese,
teatro di un episodio simile la settimana scorsa.
Quando erano al potere, gli estremisti islamici
avevano chiuso gli istituti alle donne
 

Contemporaneamente a quest’articolo, leggevo, più o meno una settimana fa, il post dell’amico Sandro-Dormisepolto a proposito del diciassettenne che, nel Napoleteno , impugnava un’arma durante una spedizione punitiva, in un regolamento di conti camorristico. E leggevo pure i relativi commenti, alcuni riguardanti i bambini-soldato, altri  la  difficoltà d’insegnamento nelle scuole siciliane, a causa non dei bambini, ma delle carenze istituzionali.
http://sandroviaggiatore.splinder.com/post/22629801/girati )

Il 6 aprile 2003, su “Parade”, Kevin Fedarco scriveva:

“Mentre gli Stati Uniti si scontrano contro il regime di Saddam Hussein, Greg Morteson sta conducendo la sua campagna pacifica contro i fondamentalisti islamici, che spesso reclutano membri nelle scuole religiose chiamate Madrase.
L’approccio di Morteson si basa su un’idea semplice: Costruendo scuole laiche e promuovendo l’istruzione – in particolare per le ragazze – nella zona di guerra più instabile del mondo, il sostegno ai Talebani ed ad altre sette estremiste alla fine verrà meno.

IL NEMICO E’ L’IGNORANZA 

( http://www.parade.com/articles/editions/2003/edition_04-06-2003/Greg_Mortenson )


 

 

un’altra Resistenza

La nuova Resistenza è quella alla criminalità organizzata.

Sul blog di Lucycy ho trovato questo bell’articolo:
 LA POLEMICA SAVIANO, IL CAVALIERE E LA COSMESI UNIVERSALE    
di Adriano Sofri
 http://battelloebbro.splinder.com/post/22592573 
 

A scuola, alle elementari, si insegna Educazione Ambientale, Alimentare, Stradale; Educazione Civica non credo esista più, forse alle medie. Ma  mi piacerebbe venisse reinserita come materia di studio. Chissà, magari sarebbe la volta buona anche per me d’impararla!
 
L’articolo sopracitato non è adatto ad un bambino, certo!  Ma ho trovato un bel libro per ragazzini ‘dai 10 anni’, di Pina Varriale, intitolato RAGAZZI DI CAMORRA, edito da ‘Il Battello A Vapore’. Ho provato a leggerlo, e l’anno prossimo lo passo al figlio.

La scuola del mio quartiere è dedicata a Rita Rosani, nata a Trieste il 20 novembre 1920 da una famiglia ebrea di origine cecoslovacca (Rosental);  lì studiò, si diplomò ed insegnò nella scuola elementare ebraica.
Nel 1938 la sua famiglia, come tante altre, fu perseguitata a causa delle leggi razziali; tuttavia riuscì a non abbandonare Trieste. 
Ma, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, convinse i suoi a rifugiarsi in Friuli ed a salvarsi così dalla deportazione. 
Lei, invece, aderì al movimento della Resistenza, organizzando i collegamenti tra le formazioni partigiane. Si trasferì a Verona e fondò l’ ‘Aquila’, una banda di soli quattro partigiani, attivi nelle zone di Zevio e della Valpolicella per quasi un anno, crescendo di numero fino ad essere in quindici. Una baita sul Monte Comun era la loro base. Lì, il 17 settembre 1944,  furono accerchiati in una operazione di rastrellamento da parte delle forze nazifasciste; decisero una sortita; Rita uscì per prima; fu ferita, catturata e poi uccisa da un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana. Non aveva ancora 24 anni.

Dato che mio figlio frequenta quella scuola, e poichè è il 25 aprile, ricorrenza della liberazione dal nazifascismo, ho pensato di parlargli di lei e della sua storia, senza nominare  destra e sinistra. Anche perchè vedo che, in quella che potrebbe essere la nuova Resistenza, questa demarcazione salta. 

Questa, invece, la pubblico per me. Questa versione degli Ustmamò e non un’altra, per un piccolo passaggio musicale che mi strugge.

demenza senil-piuomen-precox

…….ehm……………………………………………….MMM…………………………………….hhhhh……………………………………..

Tra pochi giorni sarò a Milano, dai miei, per le vacanze pasquali; ora vi scrivo un messaggio augurale very-very-very smart…………………………………………………………………………………

( Un tale sosteneva che per esser creativi bisogna soffrire.  Si chiamava Frèid, mi pare, o Fròid, uno di Vienna.  Se lo diceva, ben lo sapeva.  Se lo sapeva, è perché lo lera, lui, un creativo – la barba scolpita con Grafìc.  Chissà di che soffriva?
A me, per esempio, duole un piè.
Aspetto… aspetto… ma la creatività non arriva.  Forse non mi fa male abbastanza.  Soffro anche di freddo, in questo sottoscala pieno di spifferi dove mi son ficcata per creare……..
Mi spoglio, e ci riprovo……

IL TELEFONO…  Wait…

Un tipo. Mi son fatta elencare le sue magagne, dato che ogni tanto gli succede di esser creativo e scrivere nientepopodimeno che poesie d’amore, dice.   Mi sono aggiornata, così……………………………………..

Sono al punto di partenza.  Anzi, retrocessa, dato che parla parla mi è passato il freddo.
Dovrei concentrarmi sul piede dolente… ma non riuscirei a creare del tutto… e ben che ci riuscissi, immaginate che poema dei miei stivali ne uscirebbe ! ? ! !

Ma sto aggirando il problema.         Dunque ……….      HO  FAME!  (Meglio!) …….

SOFFRO!   (Persisti!) …………..           ………       ORA  CREO …………..           ………..    )

Bè, sarà per un’altra volta.                  Un  banale  ARRIVEDERCI!

PRIMA O POI ci becchiamo.
    
 (ecco un Aldilà che mi piacerebbe..)

ee”>                                                                                                                                         

giovedì 25 marzo: Una notte contro il buio mediatico

Dal blog TEA TIME di RedPasion

 

24 marzo 2010
di Luigi De Magistris                       http://www.gliitaliani.it/?author=1 

“Rai per una notte” è una iniziativa di resistenza pacifica democratica. Uno sciopero bianco dell’informazione libera e indipendente contro il “grande manipolatore”intento a svuotare le coscienze sfruttando la complicità dei fedeli cortigiani delle istituzioni, degli organi che dovrebbero essere di garanzia per il pluralismo mediatico e della sempre più nutrita pletora di giornalisti dalla schiena ricurva, pronti a rispondere si obbedisco in direzione di Arcore. Mentre il premier tenta di rafforzare il suo rapporto padronale con il servizio pubblico, per riformalo a voce unica del regime e consolidare consenso politico-elettorale, i giornalisti liberi e il sindacato della stampa reagiscono alla censura di stato continuando semplicemente a fare il loro lavoro. Perché in questo Paese berlusconizzato, anche la normalità, come compiere il proprio dovere professionale rispettando solo la legge e la deontologia, diventa un atto rivoluzionario. Ora che l’illegittimo “regolamento-bavaglio” ha mutilato la libertà d’espressione ed il diritto all’informazione cancellando i talk show dai palinsesti Rai, la Rete ha ripristinato la libertà di informare e garantito il diritto ad essere informati che spetta, secondo Costituzione, ai cittadini. Contro il silenzio che si vuole imporre si è detonata un’esplosione civile e pacifica on line: di bacheca in bacheca, di pagina in pagina, sulla Rete è passata l’energia democratica. Il sito web di “Rai per una notte”, nella sua prima versione, è crollato sotto il peso delle migliaia di connessioni: da tutta Italia, senza differenze sociali, i cittadini si sono collegati per leggere, sapere, difendere il loro diritto ad essere informati, a costruirsi un’opinione critica ed indipendente. E il sistema dell’informazione ha risposto positivamente mettendo a disposizione una schiera di siti, oltre che gli spazi televisivi (da Rainews a Sky, passando per i giornali on-line) per trasmettere la diretta streaming della trasmissione allestita al Palodozza di Bologna, dove per giovedì già si registra il tutto esaurito. E la Rete , a cui pure tende la longa manus del potere che non tollera il confronto e la circolazione delle idee tanto da volerla azzerare per legge, si è fatta strumento di democrazia e viatico del diritto. L’oscuramento mediatico è figlio di un potere terrorizzato dall’idea di una coscienza sociale informata che non sappia solo comprare ma anche pensare e scegliere, quindi svelare le bugie del sovrano e chiedere al sovrano un passo indietro. Da questa stagione buia, è scaturita una risposta luminosa che non dobbiamo far affievolire.

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si può seguire qui:                  http://networkedblogs.com/p30241652

(non conosco il trucco per aprirlo direttamente, bisogna digitarlo su Google)

piccole cose che cambiano la vi(s)ta 2


 

http://www.youtube.com/watch?v=-MhgnMX73Pw&feature=related (al posto di Emanuele Filiberto c’era questo, l’originale, ma me l’hanno rimosso, dannaz)

 

Premetto: lo so che la vita è fatta più che altro di cambiamenti impercettibili se non nel lungo periodo, ma su quelli è difficile farci un post del tenore dei miei.
Perciò riporto il ricordo di un altro fatto piccolo ma determinante per il mio modo di guardare il mondo.
Avrò avuto 11 anni;  mio papà arrivò a casa con un libro di fantascienza e dopo cena ci lesse questa storia, famosissima, ma stravolgente, allora, per una bambina di quell’età. La conoscerete sicuramente, ma la copioincollo nel caso che qualcuno non. 

SENTINELLA
di Fredric Brown (1954)

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento una agonia di fatica.Ma dopo decine di migliaia d’anni quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico. Il nemico, l’unica altra razza intelligente della Galassia … crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.Stava all’erta, fucile pronto. Lontano cinquantamila anni luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a case la pelle.E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante che tutti loro facevano, poi non si mosse più.Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti col passare del tempo s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame.

 

 

piccole cose che cambiano la vi(s)ta

Lascio perdere cose come catastrofi che spazzano via la casa o peggio; od un trasferimento di lavoro da Aosta a San Diego; oppure la nascita di tre gemelli e conseguenti cambiamenti eclatanti. Parlo dei cambiamenti interiori, magari altrettanto improvvisi, come illuminazioni.
Da piccoli capita in continuazione. E’ tutto un  ‘AHH!’   ‘OHH!!’
E chi se li ricorda: sono ormai matrice.
Le mie prime emozioni ‘intellettive’ sono legate alla musica: a tre anni avevo un ‘pianofortino’ di legno, con i semitoni solo disegnati, e diventavo matta perchè non corrispondevano alla canzoncina che avevo nell’orecchio; mio padre capì, portò a casa una robina un po’ più seria, ed io venni Investita dalla Luce. Ricordo poi l’emozione di quando lessi la prima parola, di quando scoprii che quei segni che conoscevo come lettere, se messi di seguito, non solo davano per risultato una parola finita, ma addirittura evocavano la cosa reale che quella parola designava per me.   Ed ancora, meraviglia, i numeri: lì mi inoltrai proprio in un universo parallelo, in cui giocare con loro come con altrettanti amici, ognuno col proprio carattere e legame con gli altri. Peccato non aver studiato Matematica, mi sarei divertita. 
Eccetera.
Avanti col tempo e le scoperte, e arrivano i 12 anni x la ragazzina incantata che ero, bella famiglia aperta e amorevole, mondo non ovattato ma certo protetto.
A questo punto càpita la cosa che ti fa spostare di un passo, e ti cambia la prospettiva di vedere le cose; il mio cervello apre una finestrella ancora chiusa, da cui si intravede un altro mondo: ascolto Via del Campo di tale De André, un Genovese, che non abbandonerò più.

 

schede e speranze

Copio e incollo da Mauropiadi e volentieri diffondo:

 
Cittadino laziale, cittadino lombardo,
  • se paghi una bolletta in ritardo ti applicano gli interessi di mora; se la paghi molto in ritardo o se non la paghi affatto ti tagliano l’utenza;
  • se vuoi partecipare a un concorso pubblico e presenti la domanda fuori dai termini, la tua domanda viene respinta;
  • se richiedi una concessione edilizia e alleghi documenti falsi, la tua domanda non solo viene respinta ma sei passibile di denuncia;
  • se da domani tolgono quel fastidioso e inutile divieto di sosta davanti casa tua, non ti viene certo rimborsata quella multa salata che i vigili urbani ti hanno affibbiato la settimana scorsa.
A questi signori invece è stato permesso, grazie alla prepotenza di chi governa questo paese (che ritiene evidentemente che la sostanza, la loro sostanza, sia più importante della forma), di bypassare ogni certezza di diritto.

Che in questo paese ci sia un deficit democratico è sempre più evidente.

Il 28 e 29 marzo si voterà per scegliere i presidenti delle Regioni Lazio e Lombardia. Come possono queste persone governare e governarti se sono loro i primi a non rispettare le regole? E per quale ragione tu, cittadino laziale o lombardo, devi avere più doveri e meno diritti di quanti ne abbiano loro?

Quindi il 28 e 29 marzo impedisci che Renata Polverini e Roberto Formigoni diventino presidenti della tua Regione.

Diffondi questo post, copiaincollalo ovunque, linkalo dappertutto. Per ridare un minimo di speranza a questo paese.

 

 


 

 
 

DELITTO E CASTIGO

Oggi, alla radio, ho ascoltato un’operina di Cocteau, musicata da Milhaud (Milò!),  dal titolo “Le pauvre matelot”, Il povero marinaio, probabilmente ripresa da vecchie ballate popolari:

Una bella donna sola aspetta il ritorno del suo sposo, marinaio, che non vede da lungo tempo.
Un bel giorno il marinaio arriva e decide di mettere alla prova l’amore della donna.
Camuffato, le si presenta come compagno di bordo del consorte, il quale non ha potuto tornare da lei perchè troppo povero. Ma lui, l’amico, ha fatto fortuna, e di soldi ne ha un sacco!  Le propone di tenergli compagnia; lei acconsente e gli prepara un comodo letto.
Nel cuore della notte la donna si riinfila nella camera del marinaio, che dorme di sasso nel tanto comodo letto;  con una martellata lo uccide per rubargli i soldi da spedire al povero marito.
Dopodiché lo dice al padre, il quale l’aiuta a disfarsi del cadavere.
 

 
fin

… E GIOCHIAMOCI ANCHE INTERNET…

(Questa è una delle vignette di Vauro censurate l’aprile scorso, in seguito al terremoto a L’Aquila; non c’entra con la seguente faccenda, ma in qualche modo vi si riallaccia.)

L’ennesima spacconata su Facebook ha indotto il nostro governo, sempre attento alla salvaguardia dei più deboli, a pensare a serie misure restrittive riguardo alla libertà di espressione  in rete.
Alcune opinioni espresse sono a parer mio davvero abominevoli.
Secondo voi è giusto mettere paletti a tale libertà?
 

Mercimonio


Museo Napoleonico di RIVOLI VERONESE ove, nel 1797, si svolse una battaglia tra Francesi e Austriaci -
 -Teca con ritagli di giornale -e traduzione-  da me ricopiati.

Premessa: nel 1815 Napoleone evade dall’Elba e marcia verso Parigi, per riconquistare il potere.
Durante i 10 giorni della marcia, il quotidiano “Le Moniteur” esce con i seguenti titoli:

 1° giorno:  L’ANTROPOFAGO è uscito dal suo nascondiglio.
2°     ”    :  L’ORCO della Corsica è sbarcato a Golf Juan.
3°     ”    :  LA TIGRE è arrivata a Gap.
4°     ”    :  IL MOSTRO ha dormito a Grenoble.
5°     ”    :  IL TIRANNO ha attraversato Lione.
6°     ”    :  L’USURPATORE sarebbe a 60 leghe dalla capitale.
7°     ”    :  BONAPARTE avanza a grandi passi, ma non entrerà mai a
Parigi.
8°     ”    :  NAPOLEONE sarà domani sotto i nostri bastioni.
9°     ”    :  L’IMPERATORE è arrivato a Fountainebleu.
10°    ”    :  SUA MAESTA’ IMPERIALE ha fatto la sua entrata ieri
al Castello delle Tuileries, in mezzo ai suoi fedeli sudditi.
!

CANZONI E CANZONI E CANZONI D’AMORE

    Canzoni d’amore!! Mi assento qualche giorno, ve ne lascio una un po’ insolita; vorrei cantarne cento, fatelo voi se state al gioco: al ritorno mi piacerebbe trovare le vostre canzoni d’amore preferite:  a chi e a cosa volete, gioiose o strazianti, poetiche, malinconiche, nuove, antiche, scritte da voi… con o senza video, solo testo, solo musica, solo titolo..  se le avete sentite una volta e mai più raccontatemele… se invece voleste farmi la serenata di persona, bè, ci metteremo d’accordo!!

in maschera uguali a sè stessi

 

Se fossi nata popolana secoli fa, non avrei rinunciato alla possibilità di prendermi gioco dei Signori e Padroni e dei Re, e , sì, probabilmente mi sarei travestita per assicurarmi di mantener la testa attaccata al collo, una volta terminato il Carnevale.
E forse così fu, dato che questa è l’unica festa comandata che mi godo in prima persona, delle altre me ne faccio un baffo da quando… boh? da quand’ero bambina, benchè gioisca del riflesso del piacere altrui, come ai più accade, da quel che leggo nei vostri blogs.
Questa che vedete è solo una maschera di carta appoggiata al viso, ma il costume prevedeva la cura del minimo dettaglio: dagli stivaletti alla Mary Poppins al fazzolettino bianco, profumato di 4711, infilato nella manica del golfino; dalla camicetta nera in macramé (ereditata) al bastone con tanto di testa di Barbie a mo’ di pomolo… dai capelli alla camminata alla voce: non riconosciuta nemmeno dagli amici stretti. Oggi non lo farei: la maschera è troppo simile a ciò che cela. Ma allora, che soddisfazione! davo il tormento palpeggiando tutti e tutte, e bastonavo i giovanotti perchè mi cedessero il posto…
Fu l’ultima festa in maschera a cui partecipai; Oggi mi potete incontrare tutta per benino dall’ortolano, in Posta o sull’autobus con un naso quasi esagerato, o senza qualche dente, o coi baffetti ben curati…  Perchè?  Boh, penso per avere l’alibi di poter essere qualcosa di diverso e sentirmi autorizzata a comportarmi fuori dalla norma, come da manuale scolastico di psicologia. 

 

‘E allora dove vuole arrivare questa, dato che i manuali di psicologia spiccia li conosciamo tutti?’ 

 

Bè, intanto avevo fretta di postare qualcos’altro – e lo si capisce perchè scrivo come se stessi commentando uno dei vostri post – e poi perchè ho fatto un parallelo con l’anonimato dei bloggers.
In molti m’avevan preso per un ragazzo, visto il soprannome Lillo, non intenzionale, un vero Lillopercaso.  Perciò uno potrebbe facilmente giocare ad esser qualcun altro, sesso diverso, età diversa, soprattutto personalità diversa: gusti diversi, scrittura diversa,  soprattutto  convinzioni  diverse. Quello, se fatto come gioco in trasparenza, sarebbe anche utile: difendere con passione e cognizione di causa l’ opinione opposta scalfirebbe non poco i pregiudizi che uno ha, penso. Un tempo, quando avevo vita sociale più ricca, lo facevo; Come i bambini:  “Facciamo che io ero un creazionista e tu un evoluzionista…” e via dicendo.  Si potrebbe fare anche qui, qualche volta. Ma prendere un’identità fittizia.. quello, non ci riuscirei più, oramai mi sono affezionata a voi, e mi parrebbe di tradirvi, no?  Uff, troppa carne al fuoco. devo scappare di nuovo, ma: ditemi di voi: Vi piace il Carnevale, a parte i dolcetti? Vi mascherate? Fate festa? Ora? Una volta?… voglio sapere tutto!

A..A… PROVA-PROVA A..A..

Ma lo sapete che da quando ho scoperto il virtual mondo ho più che dimezzato il tempo dedicato alla lettura? A voi non succede? Sarà che queste ‘prove’ mi prendono troppo tempo?  La mia libreria si va striminzendo..  Ma ho trovato la soluzione: basta scegliere la tonalità adatta al mobilio…  

Topo da biblioteca

Hai voglia di avere una bella libreria, ma non di perdere i tuoi weekend a togliere la polvere dagli scaffali? Ecco la soluzione che fa per te: una carta da parati con l’immagine di una libreria… firmata Graham&Brown
Carte da parati Graham&Brown - carta da parati libreria
Ps: la scritta in rosso non l’ho aggiunta io, è una pubblicità vera, PURTROPPO…

01.02.2010

Ecco, apro questo mio primo blog precipitevolissimevolmente per non perdermi la data palindroma.

Lo inauguro con due filastrocche dedicate a due amiche, palindrome pure loro: la prima ha trovato la forza di lasciare un marito più che prevaricatore; la seconda ha finalmente strappato un finesettimana al suo pusillanime amante.

          AISSIA

 0       Zero in condotta:
 1       una pasta ch’è scotta;
 0       zero occasioni per
 2       due figli buoni;
20       vent’anni di sberle e
 1       una, questa, da me:
 0       zero i minuti che resto con te.

          ADA

 0       Zero in condotta:
 1       una Gatta che scotta;
 0       zero illusioni, ma
 2       due notti buone;
20       venti maniere che piacciono a me,
10       dieci i minuti che bastano a te!